
I primi incerti passi
il post-comunismo alla prova
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redazione
in sintesi
Perché la Russia si è avvitata, dopo iniziali tentennamenti, su un regime che non ha poi molto da invidiare al sistema staliniano?
Non si pretende di dare una risposta esauriente, ma vano considerati almeno i seguenti fattori:
- una mentalità radicata nella storia russa, quella di una sottomissione al potere, non era certo il terreno più adatto allo sviluppo democratico.
- È mancata, come ha magistralmente sottolineato Solgenitsin una autocritica degli errori del passato totalitario,
- e la nomenklatura del periodo comunista è rimasta totalmente impunita, anche laddove si era macchiata di gravi violazioni dei diritti umani.
- La preoccupazione maggiore di colui che ha avuto il merito di decretare la fine del comunismo in Russia, Boris Eltsin, non è stata quella di favorire una evoluzione democratica, ma quella di inseguire il miraggio di un rapido sviluppo economico di tipo occidentale.
- Insomma Elstin ha fatto esattamente il contrario di quello che avrebbe dovuto fare: puntare molto di più sulla democrazia politica, e molto meno su un artificiosamente rapido decollo capitalistico.
- Puntare, invece, su quest’ultimo (la terapia d’urto delle privatizzazioni) ha portato, in tempi nemmeno troppo lunghi, a sacrificare non solo un cammino democratico, ma anche un autentico mercato e una sana imprenditorialità diffusa, e ha dato vita invece a una oligarchia parassitaria e insaziabilmente vorace.
- E questa oligarchia, fondata sullo sfruttamento sostanzialmente monopolistico delle immense ricchezze del sottosuolo russo, si è appoggiata simbioticamente a quel personaggio che più di ogni altro le poteva garantire, nel modo più blindato, il potere: Putin.
il fallito “colpo di stato” dei conservatori comunisti
Nell’agosto 1991 ci fu un disperato tentativo di impedire la disgregazione dell’URSS, non voluta ma di fatto consentita da colui che era stato l’artefice del cambiamento verso un sistema non più totalitario, ma minimamente democratico, ossia Gorbaciov.
Il «19 agosto 1991 il vice di Gorbaciov, Gennadij Janaev, il primo ministro Valentin Pavlov, il ministro della difesa Dmitrij Jazov, il ministro dell'interno Boris Pugo, il capo del KGB Vladimir Krjučkov e altri funzionari si unirono per impedire la firma del nuovo trattato formando il "Comitato generale sullo stato di emergenza".
Nonostante gli organizzatori del colpo di Stato avessero previsto un certo sostegno popolare per le loro azioni, la popolazione nelle grandi città e nelle altre repubbliche risultò essere in gran parte contro di loro. Tale contrasto si manifestò con una campagna civile di resistenza, che ebbe luogo soprattutto a Mosca. Il presidente Boris El'cin si affrettò a condannare il colpo di Stato. Migliaia di persone a Mosca uscirono in strada per difendere il Parlamento. Gli organizzatori tentarono di far arrestare El'cin ma senza successo. Dopo tre giorni, il 21 agosto, il colpo di Stato collassò su se stesso, gli organizzatori furono arrestati e Gorbaciov ridivenne presidente dell'Unione Sovietica. Tuttavia la sua posizione era ormai compromessa, in quanto né l'Unione né le strutture di potere ascoltavano i suoi comandi.» (da Wikipedia)
A quel punto Gorbaciov si trova ormai impotente a gestire la situazione, mentre Eltsin diventa l’uomo più potente della nuova Russia. Sul nesso tra il fallito colpo di stato e l’ascesa al potere di Eltsin, ci sono varie interpretazioni, tra cui quella di Giogio Galli. In sintesi, Galli dubita che quello dell'agosto '91 sia stato un vero colpo di stato, data la estrema arrendevolezza dei golpisti, e dato soprattutto che il vero risultato di esso fu la sostanziale defenestrazione di Gorbaciov, cioè dell’unico leader russo a cui stesse davvero a cuore la democrazia. Insomma, si sarebbe trattato di una messa in scena.
È possibile che una parte di verità ci sia nella tesi di Galli: Eltsin e gli ultraconservatori in effetti volevano probabilmente due cose (ben) diverse a livello economico (privatizzazioni il primo, mantenimento del collettivismo statalista i secondi), ma avevano in comune più di quanto sembrasse a livello politico: un centralismo autocratico (in modo più organico e coerente i secondi, in modo più potenziale Eltsin), per conservare il quale era necessario eliminare (politicamente) Gorbaciov.
la svolta del ’93
Il paradosso della Russia di Eltsin, che prende il largo con la svolta del ’93, è che per imitare la “democrazia economica” dell’Occidente, egli sacrifica la democrazia politica, ponendo le basi per la successiva involuzione autoritario-dittatoriale di Putin, il suo delfino.
Ma questo paradosso ha una spiegazione: ciò che più importa a Eltsin non è la democrazia politica, ma la potenza economica, che si può raggiungere, egli pensa, solo privatizzando.
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1993 carri armati russi contro la duma novembre nero
1993 carri armati russi sparano contro la duma novembre neroalcune date, in sintesi
- 1994-1996: Prima guerra cecena, con decine di migliaia di morti e un accordo di pace che lascia il conflitto congelato.
- 1997: Firma dell’Atto istitutivo sulle relazioni tra NATO e Russia.
- Agosto 1998: Crisi finanziaria e sospensione dei pagamenti. Il rublo perde tre quarti del suo valore in poche settimane.
- 31 dicembre 1999. Eltsin si dimette a sorpresa la notte di San Silvestro e lascia come presidente ad interim il suo primo ministro, un ex agente del KGB poco conosciuto di nome Vladimir Putin.
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